La Speranza è una forza che ispira progetti e idee, che fa prefigurare il futuro, che ti attiva anche nei giorni più bui.
Gli ostacoli e i limiti contestuali non possono fermarci, ci allenano alla vita!
ESERCIZIO:
Documenta 3 "successi" che hai avuto nella tua storia (situazioni in cui hai avuto piccole o grandi conquiste) e individua cosa hai attivato per conseguirli...cosa hai messo in moto?
Adesso, senza se e senza ma, individua un progetto che desideri portare a termine.
Da cosa inizierai?
Parliamo di Coaching...
Parliamo di Coaching...
venerdì 6 febbraio 2015
martedì 27 gennaio 2015
Il primo articolo di Martina Moretti
Martina Moretti, 18 anni, vive a Monticelli di Esperia e frequenta l'ultimo anno del Liceo Scientifico. Domenica è stata protagonista di un workshop sulla scoperta delle potenzialità e della vocazione professionale, alla fine della formazione mi confida il suo sogno: diventare giornalista.
C'eravamo dette durante il workshop che dovevamo sperimentare e sperimentarci per comprendere veramente la Vocazione, allora, le lancio la sfida di scrivere un articolo sulla mattinata trascorsa insieme...
Bene! L'esperimento mi sembra riuscito con grande successo, di seguito il primo articolo di Martina pubblicato il 27/01/2015 (una data speciale!).
“Scoprire sé stessi...anche attraverso gli altri”
Scegliere che percorso di studi intraprendere oppure
approcciarsi all'ambito lavorativo non è affatto facile: sono davvero in pochi
ad avere le idee chiare riguardo il proprio futuro. Moltissimi giovani infatti,
non hanno consapevolezza di sé stessi e dunque provano sfiducia nelle proprie
capacità e disorientamento di fronte ad una scelta importante come quella
dell'università e della professione.
Domenica 25 gennaio, presso il Focolare di Velletri, si è
tenuto un incontro appunto per affrontare questo tema, con la psicologa e coach Angela
Mammana.
I partecipanti al dibattito hanno fatto una breve presentazione di sé,
per poi rispondere a test e domande da cui sono emerse potenzialità,
intelligenze, attitudini che, discutendo insieme, hanno permesso ad ognuno di
chiarire le proprie idee o i propri dubbi, o quantomeno hanno fornito spunti di
riflessione.
Come prima questione, la dottoressa Mammana ha tenuto a
precisare che ogni individuo ha una sua originalità ed unicità, e scoprire
quali siano le proprie inclinazioni è il punto di partenza per affrontare
questo tipo di scelte. In secondo luogo, è stato evidenziato come le
intelligenze dei singoli siano condizionate dall'educazione e dal loro
esercizio che rende possibile, con il tempo, lo sviluppo di abilità. Le
potenzialità invece, sono aspetti del carattere che allo stesso modo possono
influire sull'interesse per un determinato settore. Tutti questi elementi
devono però essere associati anche al tipo di felicità che ogni essere umano
prova con maggior frequenza e che può scaturire dalle relazioni con gli altri,
con sé stessi e con l'attività, poiché un uomo felice è anche un uomo
realizzato, e quindi, utile al prossimo.
Affrontare questi argomenti è già di per sé interessante, ma
farlo in un contesto sociale è ancora più stimolante e costruttivo: sono in
molti infatti, a sostenere che il dialogo sia un aspetto basilare per la
realizzazione dell'individuo. Dunque, confrontare molteplici esperienze
permette ad ogni coscienza di ampliare le proprie vedute in modo da confermare
le intenzioni di partenza oppure in modo da ricredersi: meglio ancora se ciò
possa avvenire in presenza di un esperto. Quello che ha cercato di fare la
psicologa è stato proprio far emergere inclinazioni già evidenti ma anche meno
esplicite, di un gruppo di giovani abbastanza intimoriti dal loro futuro o in
altri casi già legati ad un settore lavorativo, ma comunque dubbiosi e
desiderosi di scoprirsi maggiormente. Tramite il percorso di gruppo è stato
infatti possibile risolvere perplessità ed insicurezze personali anche
attraverso gli altri, ottenendo così la consapevolezza di non essere soli nel
timore di intraprendere vie sbagliate.
Ad un certo punto, ogni membro ha dichiarato al gruppo le proprie
conquiste della giornata e da questo momento sono venuti fuori anche dei
ringraziamenti ai compagni d'avventura con cui si sono condivise quelle ore di
crescita personale. Tra le tante scoperte acquisite, è stata citata
l'importanza di togliere il freno a mano, che nasce proprio dalla paura di
mettersi in gioco e quindi di fallire, per riuscire a raggiungere un obiettivo;
o anche il costante bisogno di esercizio per imparare a saper fare bene quello
che si decide di fare; oppure l'acquisizione di fiducia nelle proprie capacità
per affrontare gli ostacoli che inevitabilmente ogni individuo si troverà
davanti prima o poi. Inoltre, ciascuno
ha maturato una visione nuova riguardo la possibilità di tuffarsi in una
varietà di esperienze per riuscire a trovare la propria vocazione. Scegliere
che strada seguire è infatti molto importante per il proprio benessere
psicologico ma allo stesso tempo anche per la collettività, poiché lavorare
significa porsi al servizio degli altri e contribuire all'organizzazione della società
in modo efficace. Il successo di questa giornata è dovuto in gran parte alla
coniugazione tra l'aspetto relazionale, che consiste nel dialogo con gli altri
e nel confronto, e quello individuale, inteso come analisi e scoperta di sé.
L'incontro si è poi concluso con la lettura di un breve
testo di Pasquale Foresi, riguardo lo studio, l'insegnamento e il lavoro: tutti
elementi necessari per formare l'uomo. Nel passo si ritiene che sia
fondamentale studiare per sé stessi e per chiarire quello che si vive,
attraverso una volontà e un amore forti tanto da spingere l'intelligenza stessa
ad attivarsi per scoprire il più possibile riguardo la vita.
Martina Moretti
venerdì 23 gennaio 2015
Le 4 F di Felicità!
Parliamo spesso di felicità e possiamo incontrarne infinite definizioni, quando parliamo di Coaching Umanistico ci riferiamo a 4 specifiche Felicità.
Sono di natura edonistica ed eudaimonica spesso si integrano fra di loro nelle nostre esperienze, tutti le conosciamo, ma ciascuno di noi ha una preferenza, una felicità che orienta scelte e direzioni di vita.
Ecco le 4 F che muovono i nostri passi o che sono desiderose di essere vissute:
1. la felicità del piacere immediato
2. la felicità dell'opera
3. la felicità dell'essere
4. la felicità relazionale.
La prima è una forma di felicità legata ai nostri sensi, è collegata ad uno stimolo che può darci una sensazione positiva, può essere un cibo come un film, un concerto...ecc.
E' una felicità temporanea che ha il piacere come fine ultimo, una felicità che se abusata provoca noia, ma allo stesso tempo in piccole dosi genera energia per il nostro corpo e la nostra mente. E' la felicità del divertimento particolarmente enfatizzata nell'età adolescenziale, ma vive tutta la vita.
La seconda si ritrova nell'espressione delle nostre capacità e competenze in un determinato "fare", è molto specifica, è legata ad un campo di attività. E' la felicità nel costruire un oggetto che ci rappresenta o che rappresenta le nostre capacità artistiche, è la felicità che si ha nella costruzione di una metodologia, si sente anche in un hobby che ci appassiona. Quando ci impegnamo in questa determinata attività siamo persi in essa.
La felicità dell'essere invece la ritroviamo in quella piacevole sensazione di stare bene con noi stessi e con il mondo. In quegli spazi in cui riusciamo a prenderci cura di noi, del nostro corpo e della nostra mente. Le persone che ce l'hanno in modo dominante devono stare bene in equilibrio con se stesse per potersi donare agli altri, amano portare avanti le proprie idee con integrità.
Infine, ma non per importanza abbiamo la felicità relazionale, è una felicità che vive nelle relazioni affettive e non solo. Coloro che hanno questa forma di felicità dominante hanno nell'amore in tutte le sue forme la più forte gratificazione. In questa forma di felicità la vita è concepita bella e buona se vissuta a favore delle relazioni con gli altri. Nella felicità relazionale si ama creare contesti e occasioni di condivisione e solidarietà.
Qual è la tua felicità dominante?
Sono di natura edonistica ed eudaimonica spesso si integrano fra di loro nelle nostre esperienze, tutti le conosciamo, ma ciascuno di noi ha una preferenza, una felicità che orienta scelte e direzioni di vita.
Ecco le 4 F che muovono i nostri passi o che sono desiderose di essere vissute:
1. la felicità del piacere immediato
2. la felicità dell'opera
3. la felicità dell'essere
4. la felicità relazionale.
La prima è una forma di felicità legata ai nostri sensi, è collegata ad uno stimolo che può darci una sensazione positiva, può essere un cibo come un film, un concerto...ecc.
E' una felicità temporanea che ha il piacere come fine ultimo, una felicità che se abusata provoca noia, ma allo stesso tempo in piccole dosi genera energia per il nostro corpo e la nostra mente. E' la felicità del divertimento particolarmente enfatizzata nell'età adolescenziale, ma vive tutta la vita.
La seconda si ritrova nell'espressione delle nostre capacità e competenze in un determinato "fare", è molto specifica, è legata ad un campo di attività. E' la felicità nel costruire un oggetto che ci rappresenta o che rappresenta le nostre capacità artistiche, è la felicità che si ha nella costruzione di una metodologia, si sente anche in un hobby che ci appassiona. Quando ci impegnamo in questa determinata attività siamo persi in essa.
La felicità dell'essere invece la ritroviamo in quella piacevole sensazione di stare bene con noi stessi e con il mondo. In quegli spazi in cui riusciamo a prenderci cura di noi, del nostro corpo e della nostra mente. Le persone che ce l'hanno in modo dominante devono stare bene in equilibrio con se stesse per potersi donare agli altri, amano portare avanti le proprie idee con integrità.
Infine, ma non per importanza abbiamo la felicità relazionale, è una felicità che vive nelle relazioni affettive e non solo. Coloro che hanno questa forma di felicità dominante hanno nell'amore in tutte le sue forme la più forte gratificazione. In questa forma di felicità la vita è concepita bella e buona se vissuta a favore delle relazioni con gli altri. Nella felicità relazionale si ama creare contesti e occasioni di condivisione e solidarietà.
Qual è la tua felicità dominante?
mercoledì 7 gennaio 2015
In azione...
Il Coaching è una metodologia orientata all’azione. Dopo la
riflessione e l’allenamento della coscienza si passa all'azione concreta, la
quale crea esperienza, permette l’elaborazione di nuovi pensieri sulle cose, ci
mette alla prova e sviluppa competenza. Noi possiamo lavorare, allenarci ed
agire solo su ciò che è sotto il nostro autogoverno, non
possiamo cambiare gli altri o scegliere per loro, ma agire in autonomia.
Le azioni volontarie e focalizzate che possiamo compiere
possono essere rivolte verso l'interno e verso l'esterno.
Le azioni rivolte verso noi stessi, verso l'interno,
riguardano le nostre competenze, le nostre caratteristiche relazionali,
riguardano gli aspetti dell'autonomia e dell'indipendenza. Queste azioni rispondono
alla domanda: voglio migliorarmi, come posso farlo? In quali tempi? In che
modo?
Le azioni rivolte verso l'esterno invece sono quelle
orientate a modificare il contesto, in tal caso si può cambiare o si può
'rompere' con quella situazione cercandone un’altra migliore.
Queste azioni mirano a cambiare le cose dentro il contesto,
a sviluppare relazioni affettive, a migliorarle. In questo caso possiamo
chiederci come posso migliorare il contesto in cui vivo? In cui lavoro? O come
migliorare la relazione col mio partner?
Alla base di entrambe le tipologie d'azione (interne ed
esterne) vi è la convinzione di poter modificare lo stato delle cose, di poter
attuare un cambiamento, di poter incidere sulla propria vita e nella società.
La scelta di un cambiamento umanistico sta nella ricerca del
bene e della felicità individuale, relazionale e contestuale.
lunedì 29 dicembre 2014
Verso il 2015 Alleniamo la Speranza!
Cari lettori InAllenamento,
spero abbiate trascorso un buonissimo Natale!
Stiamo per salutare il 2014 e stiamo per accogliere il nuovo anno, oggi, alleniamo una Potenzialità fondamentale: la SPERANZA.
La Speranza è la facoltà di prefigurare il futuro attraverso l’individuazione dei propri desideri, la loro
collocazione nella realtà e la messa in pratica attraverso strategie d'azione per il loro raggiungimento.
La Speranza è credere nelle proprie e altrui possibilità.
La Speranza ci porta oltre l'ostacolo con ottimismo.
La Speranza ha bisogno dei nostri muscoli per trasformarsi in azioni concrete.
Puoi iniziare scrivendo il tuo sogno-progetto e pensando a tutte le risorse e agli alleati a cui puoi ricorrere per raggiungerlo. E poi?
Dal 1 Gennaio qual è l'azione giornaliera che farai per costruire il tuo sogno?
Auguri di Speranza!
#angelamammana
spero abbiate trascorso un buonissimo Natale!
Stiamo per salutare il 2014 e stiamo per accogliere il nuovo anno, oggi, alleniamo una Potenzialità fondamentale: la SPERANZA.
La Speranza è la facoltà di prefigurare il futuro attraverso l’individuazione dei propri desideri, la loro
collocazione nella realtà e la messa in pratica attraverso strategie d'azione per il loro raggiungimento.
La Speranza è credere nelle proprie e altrui possibilità.
La Speranza ci porta oltre l'ostacolo con ottimismo.
La Speranza ha bisogno dei nostri muscoli per trasformarsi in azioni concrete.
Puoi iniziare scrivendo il tuo sogno-progetto e pensando a tutte le risorse e agli alleati a cui puoi ricorrere per raggiungerlo. E poi?
Dal 1 Gennaio qual è l'azione giornaliera che farai per costruire il tuo sogno?
Auguri di Speranza!
#angelamammana
venerdì 19 dicembre 2014
venerdì 12 dicembre 2014
giovedì 11 dicembre 2014
mercoledì 10 dicembre 2014
martedì 9 dicembre 2014
venerdì 5 dicembre 2014
"Esserci per l'altro"
Oggi vorrei condividere con voi uno scritto molto interessante di una mia "allenata", una giovane studentessa universitaria con la passione per la scrittura che mi ha confidato che la cosa più bella che darebbe senso e significato alla sua vita e alla sua professione è "esserci per l'altro".L'esercizio a casa è stato quello di scrivere una pagina (in stile libero) in cui raccontava che vuol dire per lei questa affermazione. Sono stata autorizzata a pubblicarlo e spero sia solo la prima di una lunga "pubblicazione" magari come da sogno...di un bel libro tutto suo.
_____________________
"Esserci per l'altro"
Quando ero piccola dicevo che da grande mi sarebbe piaciuto andare in giro per il mondo a distribuire cibo e sorrisi ai bambini che non hanno. In pratica, volevo fare la Befana...almeno dal punto di vista estetico sono sulla strada giusta! Poi ho compreso che il lavoro della Befana non dev'essere molto remunerativo ed ho accantonato l'idea. Ma mi è rimasto dentro un indefinito desiderio di dare.
Dare perchè sento queste mani solo nel momento in cui le tengo verso l'altro. Perchè sento che la mia esistenza assume un senso solo se è al servizio di quella altrui, e lo perderebbe se essa fosse mia e basta. Ecco perchè quando riesco a donare e a donarmi, anche nelle semplici situazioni quotidiane in cui offro il mio aiuto o il mio tempo o un abbraccio a qualcuno che ne ha bisogno, mi sento veramente viva. Ed ecco perchè per me esserci per l'altro non vuol dire mettersi da parte: al contrario è entrare nella relazione con entrambi i piedi e con tutti i propri vissuti e le proprie emozioni e lasciare che diventino emozioni anche nell'altro. Probabilmente sto scrivendo in modo così astratto ed evanescente perchè non so davvero cosa significhi per me esserci per l'altro. L'ho dimenticato con il tempo o meglio, ho dimenticato come si fa concretamente a farlo.
E mi resta questa voglia di dare di cui non so bene cosa fare.
____________________________
All'interno di questo scritto si mi risuonano forti due delle sue potenzialità: "generosità" e " vitalità". Questa settimana abbiamo scelto di allenarle con delle azioni concretissime. Vivere le potenzialità che abbiamo ci permette di vivere una vita più gratificante, dare il meglio, affrontare la quotidianità con delle forze eccezionali.
La "voglia di dare" si trasformerà in un "fare!
Foto di Anastasia Barbarini
mercoledì 3 dicembre 2014
Oggi alleniamo l'Amore per il Sapere!
Cari lettori,
un calendario originale sulle potenzialità nato dalla creatività di alcune care colleghe (che ringrazio).
Oggi alleniamo l'Amore per il Sapere!
Se vi piace, raccontateci i vostri esercizi e le vostre scoperte, potete farlo commentando il post o privatamente scrivendo a coaching@angelamammana.it.
Buona giornata!
lunedì 1 dicembre 2014
Lo sviluppo del potenziale umano per migliorare la qualità di vita dell’anziano.
Qualche riflessione sul campo…
In occasione di un incontro culturale mi è stato chiesto di
fare un esercizio sull’individuazione delle potenzialità umane. Sapevo che
l’età media sarebbe stata alta, ma la realtà è stata ancora più sorprendente:
l’età media era sui 65-70 anni. Ma la cosa più bella è che, nonostante abbia sempre
pensato che gli anziani siano una risorsa eccezionale (le anziane del paese e i
miei nonni me l’hanno sempre dimostrato!), mi hanno davvero stupito ancora una
volta per la loro vivacità e voglia di scoperta. Si sono messi in gioco, hanno fatto
un esercizio in cui potevano esprimere le loro risorse più forti, ormai
consolidate dall’esperienza e dagli anni.
L'età senile spesso viene vissuta come un momento depressivo e di deterioramento fisico e mentale, a cosa potrebbe aiutare la scoperta del
potenziale? Una collega della Scuola Italiana di Life & Corporate Coaching,
Moira Barbacovi, in Trentino Alto Adige sta verificando l’efficacia del Coaching
Umanistico nell'ambito della Terza Età. Una metodologia al servizio dello
sviluppo e del miglioramento della vita quotidiana dell’anziano ospite in Case
di Riposo e dei suoi parenti. Ha utilizzato il metodo in modo innovativo
formando gli operatori di strutture per anziani, e sviluppando delle
potenzialità “organizzative” delle Case di Riposo stesse, al fine di aiutarle a
creare le migliori condizioni per la felicità eudaimonica e edonistica dei suoi
ospiti-inquilini. Il metodo stimola l’anziano nel rapporto con sé stesso, nella
relazione con persone importanti e/o che gli stanno accanto, e nelle attività
quotidiane. Le attività puntano a scoprire e allenare i punti fi forza degli
anziani, le potenzialità, le felicità e le intelligenze, per creare le condizioni
per il benessere quotidiano.
Anche l’UE sta creando una partnership europea per
l'innovazione sul tema: "Invecchiare rimanendo attivi e in buona
salute", attraverso dei progetti pilota mira ad aumentare nei prossimi due
anni la vita media in buona salute degli europei (http://ec.europa.eu/health/population_groups/elderly/index_it.htm).
Accoglierei la sfida: dal Trentino al Lazio, a tutta Europa
manteniamo in vita e sviluppiamo il potenziale umano a tutte le età!giovedì 20 novembre 2014
"La fatica di essere se stessi"...o l'opportunità di esserlo?
La spinta all’autorealizzazione necessita di una forte creatività e di tutte
le forze che la persona possiede, poiché è qualcosa che mette in crisi la
semplice attività di problem solving lineare.
L’autorealizzazione implica la messa in campo
di se stessi e di un progetto personale di vita.
Ehrenberg nel suo libro “La
fatica di essere se stessi” (un po’ provocatorio e anticonformista) vede nel XX
secolo un contesto sociale in cui l'individuo è oppresso dalla necessità di
mostrarsi sempre all'altezza, le norme della convivenza civile non sono più
fondate sui concetti di colpevolezza e disciplina, ma sulla responsabilità e
sullo spirito d'iniziativa. Suggerisce che questo provoca una correlazione tra
la depressione e il funzionamento della nostra società contemporanea. Sottolinea
come l’individuo debba spendere tante energie per diventare se stesso. La
realizzazione di una persona passa quindi per una strada fluida e tortuosa dove
non è semplice e immediato trovare un motivo o un lavoro o una relazione per
cui spendersi, e trovare in queste situazioni i luoghi dove mettere in condivisione
e in moto le parti più personali e preziose. Quando non si sceglie qualcosa, ci si può
sempre lamentare dei condizionamenti altrui (genitori, stato, aziende) si può
dare la colpa a qualcun altro. Ma quando si sceglie, ci si assume sulle spalle
il rischio del fallimento e la vergogna che ne può conseguire (L. Stanchieri).
La complessità del processo di
autorealizzazione si respira nei percorsi di coaching in cui si affrontano
scelte delicate, cambiamenti importanti, si ricerca una quotidianità più
consapevole. Questo percorso può attraversare la scelta della professione, lo
sviluppo delle relazioni affettive, la disaffezione di un adolescente per la
scuola, la preoccupazione di un genitore verso il figlio che si isola, la performance
di un professionista, l’autostima di una giovane donna, la paura di non
riuscire, la ricerca di una persona con cui costruire una famiglia ecc.. Ogni
situazione può essere un’occasione per tirar fuori se stessi, non per entrare
in competizione o per un successo edonistico, ma per essere felici e far
“fruttificare i talenti “(Mt25,14-30). Tirar fuori se stessi in queste
situazioni, scegliere con coscienza, portare avanti una situazione con
perseveranza, possono diventare tutte occasioni per fare della spinta di
autorealizzazione un’occasione di realizzazione.
domenica 9 novembre 2014
La relazionalità: ascolto, tempo e sincerità
Vorrei dedicare questo
scritto a tutte le donne che ho incontrato in questi ultimi mesi, amiche,
clienti, conoscenti, tutte accomunate da una ricerca: l’amore.
L’amore di coppia,
quell’incredibile esperienza che fa battere il cuore o fa disperare di dolore,
che a volte fa rabbia, altre fa paura, altre ancora ci fa scoppiare di gioia o
ci dà pienezza. Quella relazione delicata che tanto ricerchiamo, un desiderio
naturale che fa parte della vita e della natura umana.
È interessante come, ciascuna
di queste donne che ho incontrato, abbia vissuto e vive la propria ricerca. Una
giovane diciottenne, che ha capito già cos’è l’amore e si accorge che
l’atteggiamento del suo ragazzo nei suoi confronti non è adeguato, non è
gentile, è pretenzioso a volte non rispettoso. Lei stessa mi dice ed è
cosciente che l’amore che desidera deve avere altre caratteristiche: rispetto,
verità, libertà.
La brillante ventisettenne,
una macchina da guerra nel lavoro, che davanti a un possibile appuntamento
entra nel panico e non sa come governare la situazione, dimenticando la sua
capacità empatica ed accogliente, la sua solarità e simpatia.
La trentenne e la quarantenne, entrambe già convinte che
non c’è speranza e che il principe non arriverà mai, non si sa per quale strano
motivo sono certe che non potranno mai essere felici in amore, tutto è segnato!
E dentro di loro cova un infinito desiderio di amare schiacciato da paure e
delusioni.
Potrei continuare a
fare l’elenco, mi fermo qui e le ricordo tutte con stima e con la certezza che
l’amore vive e vivrà nelle loro relazioni. Non scrivo spesso di queste cose
perché ho paura di scadere nel banale, nello scontato, ma tutte queste storie
non hanno nulla di banale e scontato.
Sono storie di donne
con le vite più diverse, accomunate da questa ricerca!
Per ogni persona la
relazionalità ha un valore e un percorso diverso, è fatta di esperienze uniche.
Non penso che ci siano ricette o soluzioni che vadano bene per tutti, ma che
ciascuno di noi può fare la propria parte, scarcerando il sentimento
dell'amore.
Possiamo iniziare
"amando", attraverso piccoli-grandi passi: ascolto, tempo insieme e
sincerità. Proviamo ad ascoltare chi ci sta di fronte liberandoci da pregiudizi
e paure (cosa penserà di me?), trascorriamo del tempo in cui conoscerci nelle
cose semplici e parlando (conoscendo l'altro e non idealizzandolo) con
sincerità (sicuramente la comunicazione falsa o strategica non costruisce il
rapporto, ma lo distrugge).
Possono sembrare passi
facili o complicatissimi dipende dalla condizione che viviamo, ma di sicuro in
modo personale possiamo aprirci a una nuova conoscenza...!
lunedì 20 ottobre 2014
Il Coraggio: oltre le paure di ieri
Il coraggio ha diverse dimensioni: psicologica, morale,
relazionale e collettiva. Nel coraggio troviamo scelte, azioni, pensieri e
motivazioni. Il coraggio non preclude la paura, è la possibilità di affrontare
la paura senza esserne soggiogati. Il coraggio è quella capacità di
fronteggiare ostacoli e avversità e implica integrità. È proprio il coraggio
che ci fa affrontare anche le nostre parti più oscure, le nostre ombre, ed è
quella parte di noi di cui abbiamo bisogno quando siamo in difficoltà.
La ritroviamo nelle grandi organizzazioni umanitarie e nelle
persone che ci lavorano, in quelle donne che hanno dato la vita per le
popolazioni in guerra, in chi ha il coraggio di scrivere o dire attraverso i
media verità scomode. Lo ritroviamo nelle famiglie che oggi si costituiscono al
di là delle sicurezze economiche che il paese dà, e ancora in tutte quelle
persone disoccupate che decidono di rimettersi in gioco in attività nuove per
ricominciare a lavorare. E poi...c'è il coraggio di amare!
Il coraggio di far vivere l'amore nelle relazioni, di
portare avanti una relazione al di là di ostacoli e paure, di ricominciare ad
amare superando le 'vecchie' ferite. Se chiediamo a qualcuno di dirci cosa
pensa dell'amore di coppia ci racconterà la sua storia perché spesso facciamo
delle nostre esperienze verità assolute, rintanandoci nel vecchio e nel
conosciuto. Il coraggio di amare vuol dire aprirsi al nuovo, nella scoperta
della sua unicità.
Ogni giorno c'è un pezzetto di nuovo in noi e nelle persone
che incontriamo. L'esercizio di oggi può essere quello di "andare oltre le
paure di ieri e scoprire il nuovo di oggi!"
lunedì 29 settembre 2014
Dalla pazienza all’AntiFragilità
Il termine pazienza è definito come la “disposizione
d’animo, abituale o attuale, congenita al proprio carattere o effetto di
volontà e di autocontrollo, ad accettare e sopportare con tranquillità,
moderazione, rassegnazione, senza reagire violentemente, il dolore, il male, i
disagi, le molestie altrui, le contrarietà della vita in genere…” (treccani.it). È un atteggiamento virtuoso
verso l’imprevisto. È una modalità di reazione alle situazioni complicate, che
richiedono tempi lunghi di soluzione e tanta volontà intenzionale. Spesso si
combina bene con la perseveranza quando si manifesta nella realizzazione di
qualcosa che incontra ostacoli e limiti sulla strada di concretizzazione. La
pazienza ci fa “stare” dentro le cose e le situazioni, senza creare rotture,
anzi solidifica le relazioni e la persona.
Ancora un passo avanti e oltre lo possiamo fare con
l’antifragilità: come il corpo umano può fortificarsi quando sottoposto a
stress e tensioni, così molte vicende nella vita traggono beneficio dalla crisi
o dal disordine. Nassim Taleb identifica come “antifragile” ciò che migliora
con il caos o addirittura ne ha bisogno per sopravvivere. Sostiene che
l’antifragile riesce a beneficiare dal turbamento, a prosperare e crescere. La
vita ci dà mille occasioni per vivere l’antifragilità o per allenarla e
svilupparla. Quando perdiamo il controllo (che tanto amiamo) della situazione
inevitabilmente incontriamo il caos, l’incerto, il disordine, il rischio,
l’avventura.
Pensiamo di non essere antifragili? Tutti noi possiamo
iniziare ad allenarci agli antifragilità, a scoprire cosa la nostra fragilità
ci dice, ad assaporare cosa l’imprevisto può insegnarci o la nuova strada che
può aprirci.
È difficile? Sì, ma l’allenamento fa diventare, nel tempo,
semplici le cose difficili.
venerdì 29 agosto 2014
Paura… Autorealizzazione… Vocazione…
Oggi sembra dominante un sentimento di sfiducia verso il futuro che genera paura e disorientamento. Lo affermavano già nel 2003 gli psichiatri francesi Benasayag e Schmit nel loro saggio "L'epoca delle passioni tristi" in cui sottolineano il cambiamento sociale di una società che aveva negli anni passati una fiducia smisurata nel futuro ad una (quella di oggi) con una diffidenza altrettanto estrema. Questo ha provocato un forte malessere esistenziale, una difficoltà di adattamento, ma ha anche stimolato il desiderio latente di autorealizzazione.
Sprigionare la tensione di autorealizzazione è diventato un bisogno.
“L'autorealizzazione che è fonte di inesauribile salute [...] è un processo di continua realizzazione di potenzialità, capacità, talenti, come adempimento di una missione (o richiamo, fato, destino o vocazione), come una totale conoscenza e accettazione dell'intrinseca natura della persona, come una tendenza sempre più forte verso l'unità, l'integrazione o la sinergia all'interno della persona». R. Maslow
E ancora, “Autorealizzarsi significa riprendere quell’afflato di speranza, di sogno, di visioni, che aveva caratterizzato la generazione fuoriuscita dal dopoguerra, ma affermarlo in un contesto culturale completamente diverso. Non si tratta di adattarsi alla realtà per poi autorealizzare i propri traguardi, ma al contrario si tratta di sognare, immaginare, visualizzare la nostra felicità futura, per poi affrontare la realtà cercando in essa opportunità e leve per realizzare il proprio sogno. “ L. Stanchieri
La tensione di autorealizzazione spinge la persona a lasciare un segno nel mondo, a realizzarsi e realizzare, ma allo stesso tempo nella maggior parte dei casi non dice in che modo.
Si sente questa ricerca di senso ma non si sa che direzione intraprendere, l’adattamento delle precedenti generazioni non va più bene, ma occorre capire la natura di questa spinta, verso dove porta.
La società liquida post-moderna non dà certezze alle quali aggrapparci e questa tensione interna può sfociare nella rinuncia e sfiducia verso il futuro oppure può andare verso una ricerca di felicità a volte disorientante. Entrambe queste risposte sottendono questa tensione autorealizzativa che può essere repressa oppure espressa. Per questo motivo si evince sempre di più la necessità di scoprire la propria “Vocazione” (intesa in termini laici). E’ una "chiamata" ascetica ad andare oltre sè stessi verso un progetto, un ideale, una persona, una professione, un'arte, ecc...
È una scoperta, una scelta sentimentale che si esprime in un’attività concreta, è andare verso qualcosa che ha un valore importante (per la persona) e che permette la sua espressione.
Quando ancora la natura di questa Vocazione è lontana dalla coscienza si può iniziare esplorando la concezione di felicità, quali sono le intelligenze dominanti (cosa viene facile fare), le potenzialità, ed esplorando attraverso l’esperienza un campo o più campi di attività di cui la persona si sente attratta.
È un percorso di scoperta e poi di costruzione in cui la coscienza e l’esperienza devono viaggiare creativamente e con perseveranza!
venerdì 25 luglio 2014
Dal diario di Antonella...
Antonella racconta...
Mi sentivo…Persa, confusa, arrabbiata, perché sapevo che quella che stavo vivendo non era la vita che volevo. Non ero la persona che volevo essere o che ero sempre stata da tempo. Facevo mille cose sperando che qualcuna di queste mi indicasse la strada.
Non riuscivo a vedere nulla di positivo in tutto ciò che vivevo. Intendiamoci, pretendo molto da me e ho sempre fatto fatica ad apprezzare le piccole cose, ma una ricerca spasmodica e confusionaria ha fatto sì che perdessi di vista l’obiettivo.
Ho deciso di mettermi in gioco e partecipare a questo “allenamento alla felicità” in gruppo. Inizialmente ero curiosa, ma un pò scettica perché infondo credevo mi servisse più che altro un terapeuta. Poi, sarà stato l’enorme bisogno di tornare ad essere la persona solare che sono sempre stata o la solita voglia di perfezionismo in tutto ciò che faccio...mi sono lasciata andare ed ho partecipato ad ogni esercizio.
Oggi… questi esercizi provo a farli ancora. Dopo solo 4 incontri, quasi inconsapevolmente alleno la mia felicità, forse perché è stato troppo bello assaporarla o forse perché sono stata eliminate un po’ di “parole” negative.
Uscire da un incontro, semplice e complesso allo stesso tempo, dopo un'ora, e trovarsi a sorridere, ridere per strada pensando “..si..infondo..sono felice..” di questa cosa o di quell’altra.
Comprendere, scoprire o ricordarsi quali sono le tue competenze o i tuoi punti di forza (nel lavoro, nella vita personale) consente di guardarti allo specchio in un modo diverso. Infondo, solo noi possiamo sapere come poter stare meglio e se abbiamo scelto di vivere la vita sicuramente tutti noi volgiamo viverla bene, quindi perché non provarci?
Non è facile, la confusione, la paura, gli ostacoli pronti ad abbatterti ci sono sempre, come diceva il grande Eduardo “gli esami non finiscono mai”; l’importante è cominciare.
Per me questi 4 incontri sono stati un tentativo di ripartenza. Ovvio, c’è tanto da fare, la mia vita non è cambiata completamente, ma almeno una pagina del libro della mia vita è stata finalmente svoltata perché sicuramente ho riacquistato la splendida capacità di guardare le cose in positivo e di prendermi cura di me.
Il gruppo...come dicevo, l’idea di fare quest’esperienza in gruppo inizialmente non l’ho percepita in maniera esaltante. Non avevo voglia di fare un percorso in compagnia, avevo paura che estranei scoprissero troppe cose di me. Ero solo curiosa di sapere in quanti affrontavano un disagio come me in quel momento. Invece, ho trovato un gruppo di comici, con tanta voglia di scoprire qualcosa di nuovo su di se, pronti a dare e condividere, senza mai emettere il benché minimo giudizio (neanche attraverso il linguaggio non verbale).
Team fortunato? forse sì, o forse no!
Mi sentivo…Persa, confusa, arrabbiata, perché sapevo che quella che stavo vivendo non era la vita che volevo. Non ero la persona che volevo essere o che ero sempre stata da tempo. Facevo mille cose sperando che qualcuna di queste mi indicasse la strada.
Non riuscivo a vedere nulla di positivo in tutto ciò che vivevo. Intendiamoci, pretendo molto da me e ho sempre fatto fatica ad apprezzare le piccole cose, ma una ricerca spasmodica e confusionaria ha fatto sì che perdessi di vista l’obiettivo.
Ho deciso di mettermi in gioco e partecipare a questo “allenamento alla felicità” in gruppo. Inizialmente ero curiosa, ma un pò scettica perché infondo credevo mi servisse più che altro un terapeuta. Poi, sarà stato l’enorme bisogno di tornare ad essere la persona solare che sono sempre stata o la solita voglia di perfezionismo in tutto ciò che faccio...mi sono lasciata andare ed ho partecipato ad ogni esercizio.
Oggi… questi esercizi provo a farli ancora. Dopo solo 4 incontri, quasi inconsapevolmente alleno la mia felicità, forse perché è stato troppo bello assaporarla o forse perché sono stata eliminate un po’ di “parole” negative.
Uscire da un incontro, semplice e complesso allo stesso tempo, dopo un'ora, e trovarsi a sorridere, ridere per strada pensando “..si..infondo..sono felice..” di questa cosa o di quell’altra.
Comprendere, scoprire o ricordarsi quali sono le tue competenze o i tuoi punti di forza (nel lavoro, nella vita personale) consente di guardarti allo specchio in un modo diverso. Infondo, solo noi possiamo sapere come poter stare meglio e se abbiamo scelto di vivere la vita sicuramente tutti noi volgiamo viverla bene, quindi perché non provarci?
Non è facile, la confusione, la paura, gli ostacoli pronti ad abbatterti ci sono sempre, come diceva il grande Eduardo “gli esami non finiscono mai”; l’importante è cominciare.
Per me questi 4 incontri sono stati un tentativo di ripartenza. Ovvio, c’è tanto da fare, la mia vita non è cambiata completamente, ma almeno una pagina del libro della mia vita è stata finalmente svoltata perché sicuramente ho riacquistato la splendida capacità di guardare le cose in positivo e di prendermi cura di me.
Il gruppo...come dicevo, l’idea di fare quest’esperienza in gruppo inizialmente non l’ho percepita in maniera esaltante. Non avevo voglia di fare un percorso in compagnia, avevo paura che estranei scoprissero troppe cose di me. Ero solo curiosa di sapere in quanti affrontavano un disagio come me in quel momento. Invece, ho trovato un gruppo di comici, con tanta voglia di scoprire qualcosa di nuovo su di se, pronti a dare e condividere, senza mai emettere il benché minimo giudizio (neanche attraverso il linguaggio non verbale).
Team fortunato? forse sì, o forse no!
Infondo siamo esseri sociali.
L’apprendimento inizia fin da quando si è bambini e non possiamo prescindere da ciò per la costruzione e l’evoluzione del nostro essere. Come in questo caso …Confrontarsi e allenarsi apre la mente e aumenta le opzioni a disposizione per essere felice!
L’apprendimento inizia fin da quando si è bambini e non possiamo prescindere da ciò per la costruzione e l’evoluzione del nostro essere. Come in questo caso …Confrontarsi e allenarsi apre la mente e aumenta le opzioni a disposizione per essere felice!
sabato 7 giugno 2014
La paura dell'errore
Quante volte ci è capitato di fermarci davanti a una situazione per paura di sbagliare? Quante volte abbiamo evitato una situazione per paura di sbagliare. Quante volte non abbiamo creato un oggetto per paura di sbagliare? Quante volte ci vediamo fermi davanti a un progetto per paura di sbagliare? Quante volte non abbiamo recuperato un rapporto con una persona per paura di sbagliare?
La paura dell'errore è silenziosa, soffusa, si attiva in modo immediato, spesso solo dopo che siamo stimolati da altri nel capire perché è avvenuto quell'arresto improvviso, quel blocco, abbiamo la consapevolezza..." avevo paura di sbagliare"!
Spessissimo è collegata alla paura di essere giudicati dagli altri e altre volte invece incastrata dalla tensione alla perfezione. Per esempio, spesso si continua a studiare (un parcheggio) anziché iniziare a lavorare, perché abbiamo paura di non farlo in modo perfetto, lo studio deve essere continuo, ma va integrato con l'esperienza sul campo. L' errore sembra essere diventato un fantasma che si presenta molto frequentemente. Al di là di cosa genera questa paura interiore, come possiamo superarla, come possiamo svincolarci per liberare le nostre capacità ed energie nella direzione tanto desiderata?
Spessissimo è collegata alla paura di essere giudicati dagli altri e altre volte invece incastrata dalla tensione alla perfezione. Per esempio, spesso si continua a studiare (un parcheggio) anziché iniziare a lavorare, perché abbiamo paura di non farlo in modo perfetto, lo studio deve essere continuo, ma va integrato con l'esperienza sul campo. L' errore sembra essere diventato un fantasma che si presenta molto frequentemente. Al di là di cosa genera questa paura interiore, come possiamo superarla, come possiamo svincolarci per liberare le nostre capacità ed energie nella direzione tanto desiderata?
In questo, i ricercatori scientifici sono nostri grandi maestri, loro hanno assunto l'errore come processo di conoscenza. Non possono ricercare nulla di nuovo se non accettano la grande probabilità di poter cadere in errore. Per scovare il nuovo, devono rischiare, devono fare un passo nel buio, e anche da un errore possono scoprire una novità inattesa (pensiamo a come è stata scoperta la penicillina).
Provare a scoprire cosa uno sbaglio o un errore può insegnarci diventa una rivoluzione culturale. Cosa posso imparare?
Possiamo scoprire come da situazioni di apparente fallimento o di basso funzionamento possiamo apprendere e ideare nuove strategie di miglioramento. La perfezione può essere sintetizzata nella capacità di fare le cose in modo eccellente e di imparare dai possibili errori. Da cosa possiamo iniziare per liberarci dal fantasma dell'errore? Come ci possiamo allenare?
Sembra una banalità, ma partiamo proprio dagli errori, nostri nuovi compagni di viaggio!
Cerchiamo di vedere negli errori che commettiamo possibilità per imparare qualcosa di inaspettato.
Un esercizio di allenamento: Scrivi in un diario ogni settimana, per 4 settimane, almeno tre errori commessi. Descrivi cosa hai imparato in quelle situazioni.
Iscriviti a:
Post (Atom)


.jpg)





.jpg)

.jpg)




