Parliamo di Coaching...

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venerdì 29 agosto 2014

Paura… Autorealizzazione… Vocazione…

Oggi sembra dominante un sentimento di sfiducia verso il futuro che genera paura e disorientamento. Lo affermavano già nel 2003 gli psichiatri francesi Benasayag e Schmit nel loro saggio "L'epoca delle passioni tristi" in cui sottolineano il cambiamento sociale di una società che aveva negli anni passati una fiducia smisurata nel futuro ad una (quella di oggi) con una diffidenza altrettanto estrema.  Questo ha provocato un forte malessere esistenziale, una difficoltà di adattamento, ma ha anche stimolato il desiderio latente di autorealizzazione.
 Sprigionare la tensione di autorealizzazione è diventato un bisogno.
“L'autorealizzazione che è fonte di inesauribile salute [...] è un processo di continua realizzazione di potenzialità, capacità, talenti, come adempimento di una missione (o richiamo, fato, destino o vocazione), come una totale conoscenza e accettazione dell'intrinseca natura della persona, come una tendenza sempre più forte verso l'unità, l'integrazione o la sinergia all'interno della persona». R. Maslow
E ancora, “Autorealizzarsi significa riprendere quell’afflato di speranza, di sogno, di visioni, che aveva caratterizzato la generazione fuoriuscita dal dopoguerra, ma affermarlo in un contesto culturale completamente diverso. Non si tratta di adattarsi alla realtà per poi autorealizzare i propri traguardi, ma al contrario si tratta di sognare, immaginare, visualizzare la nostra felicità futura, per poi affrontare la realtà cercando in essa opportunità e leve per realizzare il proprio sogno. “ L. Stanchieri
La tensione di autorealizzazione spinge la persona a lasciare un segno nel mondo, a realizzarsi e realizzare, ma allo stesso tempo nella maggior parte dei casi non dice in che modo.
Si sente questa ricerca di senso ma non si sa che direzione intraprendere, l’adattamento delle precedenti generazioni non va più bene, ma occorre capire la natura di questa spinta, verso dove porta.
La società liquida post-moderna non dà certezze alle quali aggrapparci e questa tensione interna può sfociare nella rinuncia e sfiducia verso il futuro oppure può andare verso una ricerca di felicità a volte disorientante. Entrambe queste risposte sottendono questa tensione autorealizzativa che può essere repressa oppure espressa. Per questo motivo si evince sempre di più la necessità di scoprire la propria “Vocazione” (intesa in termini laici). E’ una "chiamata" ascetica ad andare oltre sè stessi verso un progetto, un ideale, una persona, una professione, un'arte, ecc...
È una scoperta, una scelta sentimentale che si esprime in un’attività concreta, è andare verso qualcosa che ha un valore importante (per la persona) e che permette la sua espressione.
Quando ancora la natura di questa Vocazione è lontana dalla coscienza si può iniziare esplorando la concezione di felicità, quali sono le intelligenze dominanti (cosa viene facile fare), le potenzialità, ed esplorando attraverso l’esperienza un campo o più campi di attività di cui la persona si sente attratta.
È un percorso di scoperta e poi di costruzione in cui la coscienza e l’esperienza devono viaggiare creativamente e con perseveranza!   

venerdì 25 luglio 2014

Dal diario di Antonella...

Antonella racconta...
Mi sentivo…Persa, confusa, arrabbiata, perché sapevo che quella che stavo vivendo non era la vita che volevo. Non ero la persona che volevo essere o che ero sempre stata da tempo. Facevo mille cose sperando che qualcuna di queste mi indicasse la strada.
Non riuscivo a vedere nulla di positivo in tutto ciò che vivevo. Intendiamoci, pretendo molto da me e ho sempre fatto fatica ad apprezzare le piccole cose, ma una ricerca spasmodica e confusionaria ha fatto sì che perdessi di vista l’obiettivo.
Ho deciso di mettermi in gioco e partecipare a questo “allenamento alla felicità” in gruppo. Inizialmente ero curiosa, ma un pò scettica perché infondo credevo mi servisse più che altro un terapeuta. Poi, sarà stato l’enorme bisogno di tornare ad essere la persona solare che sono sempre stata o la solita voglia di perfezionismo in tutto ciò che faccio...mi sono lasciata andare ed ho partecipato ad ogni esercizio.
Oggi… questi esercizi provo a farli ancora. Dopo solo 4 incontri, quasi inconsapevolmente alleno la mia felicità, forse perché è stato troppo bello assaporarla o forse perché sono stata eliminate un po’ di “parole” negative.
Uscire da un incontro, semplice e complesso allo stesso tempo, dopo un'ora, e trovarsi a sorridere, ridere per strada pensando “..si..infondo..sono felice..” di questa cosa o di quell’altra.
Comprendere, scoprire o ricordarsi quali sono le tue competenze o i tuoi punti di forza (nel lavoro, nella vita personale) consente di guardarti allo specchio in un modo diverso. Infondo, solo noi possiamo sapere come poter stare meglio e se abbiamo scelto di vivere la vita sicuramente tutti noi volgiamo viverla bene, quindi perché non provarci?
Non è facile, la confusione, la paura, gli ostacoli pronti ad abbatterti ci sono sempre, come diceva il grande Eduardo “gli esami non finiscono mai”; l’importante è cominciare.
Per me questi 4 incontri sono stati un tentativo di ripartenza. Ovvio, c’è tanto da fare, la mia vita non è cambiata completamente, ma almeno una pagina del libro della mia vita è stata finalmente svoltata perché sicuramente ho riacquistato la splendida capacità di guardare le cose in positivo e di prendermi cura di me.
Il gruppo...come dicevo, l’idea di fare quest’esperienza in gruppo inizialmente non l’ho percepita in maniera esaltante. Non avevo voglia di fare un percorso in compagnia, avevo paura che estranei scoprissero troppe cose di me. Ero solo curiosa di sapere in quanti affrontavano un disagio come me in quel momento. Invece, ho trovato un gruppo di comici, con tanta voglia di scoprire qualcosa di nuovo su di se, pronti a dare e condividere, senza mai emettere il benché minimo giudizio (neanche attraverso il linguaggio non verbale).
Team fortunato? forse sì, o forse no!
 Infondo siamo esseri sociali.
L’apprendimento inizia fin da quando si è bambini e non possiamo prescindere da ciò per la costruzione e l’evoluzione del nostro essere. Come in questo caso …Confrontarsi e allenarsi apre la mente e aumenta le opzioni a disposizione per essere felice!

sabato 7 giugno 2014

La paura dell'errore


Quante volte ci è capitato di fermarci davanti a una situazione per paura di sbagliare? Quante volte abbiamo evitato una situazione per paura di sbagliare. Quante volte non abbiamo creato un oggetto per paura di sbagliare? Quante volte ci vediamo fermi davanti a un progetto per paura di sbagliare? Quante volte non abbiamo recuperato un rapporto con una persona per paura di sbagliare?


La paura dell'errore è silenziosa, soffusa, si attiva in modo immediato, spesso solo dopo che siamo stimolati da altri nel capire perché è avvenuto quell'arresto improvviso, quel blocco, abbiamo la consapevolezza..." avevo paura di sbagliare"! 
Spessissimo è collegata alla paura di essere giudicati dagli altri e altre volte invece incastrata dalla tensione alla perfezione.  Per esempio, spesso si continua a studiare (un parcheggio) anziché iniziare a lavorare, perché abbiamo paura di non farlo in modo perfetto, lo studio deve essere continuo, ma va integrato con l'esperienza sul campo. L' errore sembra essere diventato un fantasma che si presenta molto frequentemente. Al di là di cosa genera questa paura interiore, come possiamo superarla, come possiamo svincolarci per liberare le nostre capacità ed energie nella direzione tanto desiderata?

In questo, i ricercatori scientifici sono nostri grandi maestri, loro hanno assunto l'errore come processo di conoscenza. Non possono ricercare nulla di nuovo se non accettano la grande probabilità di poter cadere in errore. Per scovare il nuovo, devono rischiare, devono fare un passo nel buio, e anche da un errore possono scoprire una novità inattesa (pensiamo a come è stata scoperta la penicillina).

Provare a scoprire cosa uno sbaglio o un errore può insegnarci diventa una rivoluzione culturale. Cosa posso imparare?

Possiamo scoprire come da situazioni di apparente fallimento o di basso funzionamento possiamo apprendere e ideare nuove strategie di miglioramento.  La perfezione può essere sintetizzata nella capacità di fare le cose in modo eccellente e di imparare dai possibili errori. Da cosa possiamo iniziare per liberarci dal fantasma dell'errore? Come ci possiamo allenare?

Sembra una banalità, ma partiamo proprio dagli errori, nostri nuovi compagni di viaggio!
Cerchiamo di vedere negli errori che commettiamo possibilità per imparare qualcosa di inaspettato.

Un esercizio di allenamento: Scrivi in un diario ogni settimana, per 4 settimane, almeno tre errori commessi. Descrivi cosa hai imparato in quelle situazioni.

lunedì 5 maggio 2014

La felicità non è in crisi...

Perchè parlare di felicità quando ci sono tante ingiustizie sociali e tanta gente non lavora o non riesce a vivere serenamente? 
Perchè dentro questa parola possiamo trovare la spinta verso nuove soluzioni, verso progetti creativi e innovativi, verso una nuovo senso e significato.

La fatica del lavoro, o della ricerca del lavoro, o un problema familiare, o il desiderato d’amore, o il sentirsi inadeguati o qualsiasi altra situazione difficile da gestire può in alcuni casi farci sentire “schiacciati”, appesantiti, infelici.
Da questa infelicità possiamo ricominciare, ci dirà se opportunamente ascoltata cosa invece può renderci felici, possiamo adattarci a questa infelicità, oppure decidere di metterci in moto.
La felicità non è in questo caso intesa come il raggiungimento di un obbiettivo con facilità.

Non si tratta di non guardare alle difficoltà che incontriamo nei contesti in cui viviamo oppure anestetizzarsi nel presente attraverso l’uso di tutte quelle droghe che danno una gratificazione immediata ma non a lungo  termine.
 La felicità è realizzare con passione un disegno di vita unico e speciale, viaggiare verso i nostri sogni, costruire relazioni forti, realizzare un opera d’arte che sia bella anche per gli altri.
 Percorrere la “propria strada” è un’avventura meravigliosa, non perché sia immediata o semplice, ma perché permette la realizzazione piena.
Allora riscoprire cosa o chi ci rende felici può farci guardare con nuovo slancio ad una relazione importante, può orientarci verso delle scelte, verso la costruzione di un rapporto solido che va fatto crescere giorno per giorno. 

Oppure vuol dire tirar fuori un'idea originale, un lavoro che risponde a un bisogno di cui la comunità ha necessità, dall'incontro tra un offerta (prodotto o servizio) e un bisogno, nasce un prodotto che produce benessere economico e sociale.

Oppure essere protagonisti della nostra esistenza, uscire fuori dalla cameretta e dalla postazione dei videogiochi per conoscere chi sta fuori.
Oppure non fermarsi davanti alla difficoltà con un docente o davanti a una giornata "nera", ma fare le proprie scelte con coraggio.
Ricominciare, perdonare, amare, lavorare, creare....tutti verbi che possono farci riscoprire il sapore della felicità, ma la scoperta sarà doppia perché non sarà solo la mia o la tua felicità, ma la nostra!
Se hai chiaro qual è la tua  felicità e ti occorrono nuove sinergie, inizia ricercando i tuoi migliori alleati, coloro che in quello specifico ambito possono sostenerti affettivamente, con competenza, attraverso informazioni e collaborazioni.
ESERCIZIO:
Qual è l’aspetto della tua vita che vorresti migliorare?
Quali sono i tuoi migliori alleati per iniziare a fare il primo passo verso il cambiamento desiderato?


Ricorda di scrivere le tue riflessioni, le persone che vuoi contattare e di darti dei tempi …